N. 42 - Coltivare l’intelligenza

2024-10-05

Qual è il proprium dell’intelligenza umana?

In ambito umanistico, la domanda ha interrogato da sempre la filosofia, la psicologia e la pedagogia e ricorsivamente ne sono emersi tracciati fondati sulle determinazioni soggettive e sulle influenze ambientali relative alla coscienza, alla consapevolezza, alla libertà individuale e alla responsabilità sociale. L’interferenza trasformativa delle intelligenze artificiali pone oggi questioni – almeno in parte – diverse. Lo sviluppo di campi di studio scientifico che hanno ridefinito i confini e le strategie del pensiero, oltre che il rapporto tra contenuti e funzioni elaborative, stanno anche richiedendo un ripensamento profondo dell’innesto antropologico tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Parrebbe, infatti, che non si tratti più di stabilire quote di dominio tra umano e tecnologico, ma di argomentare opportunamente le forme del loro intrecciarsi. Ciò non presuppone soltanto la necessità di conoscere meglio e d’imparare a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma ridescrive radicalmente l’anthropos, le interazioni tra esseri umani, i processi di soggettivazione, lo statuto di conoscenze e saperi, riformando di conseguenza anche le possibilità partecipative e emancipative dei singoli.

Riflettendo su tale prospettiva euristica, questo numero di Paideutika intende sondare l’impatto che l’intelligenza artificiale, e particolarmente quella generativa, ha o può avere sulla formazione della personalità, sulla capacità di sorveglianza critica, sui margini di autodeterminazione individuale e sociale, sulla trasformazione del conoscere e della conoscenza, sollecitando, con ciò, la riflessione pedagogica sui perché prima ancora che sui come. Infatti, comprendere i rapporti culturali e economico-sociali che regolano, per esempio, i territori del pubblico e del privato, degli scopi e delle strategie di intervento, così come analizzare l’irriducibilità dell’umano nell’esercizio dell’intenzionalità della coscienza, sono i presupposti per indagare come tali tecnologie possano coadiuvare, supportare, alterare concezioni dell’umano e pratiche educative.

Insomma, quale intelligenza saremo chiamati, come educatori e come intellettuali, a coltivare?

I contributi potranno riguardare, orientativamente, le seguenti traiettorie:

  • intelligenza e potere: implicazioni educative e formative;
  • intelligenza e creatività;
  • teorie pedagogiche riferibili alle tecnologie AI;
  • informazione e conoscenza al tempo dell’AI;
  • nessi tra educazione estetica e educazione tecnologica nella maturazione della personalità;
  • pensiero critico e condizionamento intellettuale;
  • funzioni strumentali e strutture ontologiche delle tecnologie dell’AI;
  • concezioni del sapere e del pensare e loro trasformazioni;
  • esperienze e progetti di ricerca inerenti i rapporti tra conoscenza, AI e soggettivazione;
  • figure esemplari per il ripensamento dei paradigmi interpretativi del pensare, dell’intelligere e del conoscere;
  • ricognizioni sugli studi pedagogici, nazionali e internazionali, relativi alle AI, con particolare attenzione alle chatbot;
  • trasformazione delle interazioni essere umano-macchina e loro implicazioni educativo-formative;
  • proprietà intellettuale e generazione autonoma: questioni inerenti la produzione e l’acquisizione del sapere, scientifico e non.

Parole chiave: intelligenza umana; intelligenza artificiale; potere e sapere; educazione e tecnologie.

Uscita prevista: inizio Dicembre 2025 
Termine presentazione proposte: 10 Giugno 2025
Accettazione: entro il 10 Luglio 2025
Esito prima valutazione doppio cieco: entro 20 Settembre 2025