N. 43 - Tempi, fatti, memorie. Tracce storico-pedagogiche

2025-06-04

A partire dalla seconda metà del Novecento la ricerca storico-pedagogica, in maniera affine ad altre discipline umanistiche, ha proposto uno sguardo molteplice e differenziato nell’analisi dei propri oggetti d’indagine, recependo gli insegnamenti, le novità e gli stimoli dei nuovi indirizzi storiografici, sociali e culturali, che hanno radicalmente modificato il cardine epistemologico della ricerca.

Sia la prospettiva comparativista delle “Annales” (Marc Bloch, Lucien Febvre e Fernand Braudel) sia quella della Kulturgeschichte di matrice tedesca (da Bernard Groethuysen fino al nuovo impianto storico-sociale di Norbert Elias e al metodo della “semantica storica” di Reinhart Koselleck e François Hartog) hanno offerto le ragioni durature per il superamento di quella visione universalistica, che, da Hegel fino a Dilthey, Troeltsch e Croce, aveva segnato la scansione per fasi, eventi e protagonisti anche della narrazione storico-pedagogica.

Comprendendo le novità del paradigma interpretativo-narrativo avanzato negli anni Settanta da Hayden White, da un lato, e dalle indagini sul rapporto tra microstoria e Weltgeschichte proposte da Carlo Ginzburg e Giovanni Levi, dall’altro, anche nel nostro Paese si sono affermati nuovi indirizzi della ricerca storica e storico-pedagogica, i quali, rivendicando la necessità di dar voce ad eventi considerati “marginali”, sono stati sempre supportati da un forte rigore metodologico, fondato sulla ricerca documentale, archivistica e sulla prova di coerenza delle ipotesi.

Pur sottolineando la necessità e l’importanza della manualistica storico-pedagogica, che, opportunamente impostata, ha offerto da sempre il quadro d’insieme delle influenze, dei protagonisti e delle differenti tradizioni, l’affondo della ricerca si è sviluppato intorno all’analisi dei diversi e molteplici collegamenti tra specifici eventi sociali e culturali, sullo sfondo poliedrico dei cambiamenti geopolitici e istituzionali che hanno visto protagoniste, negli ultimi settanta anni, non solo le società occidentali. La tematizzazione di una parte degli studi storico-pedagogici su focus sempre più definiti della storia educativa – a partire dalla Grecia classica fino al “naufragio collettivo” della modernità, tematiche profondamente indagate, da diverse prospettive, da studiosi quali Mario Alighiero Manacorda, Antonio Santoni Rugiu e Egle Becchi – ha permesso di portare alla luce le caratteristiche di eventi spesso trascurati, ampliandoli nell’ottica di una maggiore sensibilità verso la storia delle idee e della cultura.

In tal senso, come ha opportunamente segnalato Jacques Le Goff, il rapporto tra passato e presente gioca un ruolo decisivo nella posizione assunta dallo storico, in quanto lettore privilegiato dei documenti d’archivio e tessitore di una trama narrativa che, distante dalla semplice ma pur importante cronologia, sia in grado di rischiarare il rapporto tra tempo, fatti e società. Un rapporto, appunto, complesso e problematico, che non riguarda solo il passato. Esso, infatti, mette in causa direttamente lo storico, i suoi strumenti di ricerca e di verifica, i suoi appigli metodologici e le sue referenze epistemologiche. “Lo storico – ha scritto Le Goff – compirà ancora dei progressi nella comprensione della storia, sforzandosi di mettere in causa se stesso, proprio come un osservatore scientifico tiene conto delle modificazioni che eventualmente apporta all’oggetto in osservazione” (J. Le Goff, Storia e memoria, Torino, Einaudi, 1977, p. 37). Tutto ciò quasi a voler sottolineare la continua attività di “clivage” (de Certeau), ovvero di “scollatura” e distanziamento, che deve mantenere con il proprio oggetto di studio.

Seguendo questa traccia, anche la posizione storico-pedagogica si articola sulle tre direttrici fondamentali: tempo, fatti e memoria. Per ognuna di queste piste (che nel lavoro storico sono strettamente intrecciate), si indicheranno tre diverse riflessioni di storici, che possono ampliare, ma anche circoscrivere, in maniera significativa, il campo della riflessione.

Tempi: “La storia è scienza del tempo. Essa è strettamente legata alle differenti concezioni del tempo che esistono in una società e sono elemento essenziale dell’apparato mentale dei suoi storici. Si ritornerà sulla concezione di un contrasto nell’antichità, e nel pensiero stesso degli storici, tra una concezione circolare e una nozione lineare del tempo. È stato giustamente ricordato agli storici che la loro propensione a non considerare che un tempo ‘cronologico’ dovrebbe far posto a maggiori inquietudini, se tenessero conto degli interrogativi filosofici sul tempo” (ivi, p. 38).

Fatti: “Non dato, ma creato dallo storico – e quante volte? Inventato e fabbricato per mezzo di ipotesi e di congetture, per mezzo di un lavoro delicato e appassionante… Elaborare un fatto significa costruirlo. Se si vuole, fornire la risposta a un problema. E, se non c’è un problema, ciò significa che non c’è niente” (L. Febvre, Problemi di metodo storico, Torino, Einaudi, 1976, pp. 73-74).

Memorie: “La ricerca del tempo perduto è una cronaca ricavata dal ricordo: nella quale la successione empirica del tempo è sostituita dal misterioso e spesso trascurato collegarsi degli avvenimenti, che il biografo dell’anima, guardando all’indietro e dentro di sé, sente come l’unica cosa vera. Gli avvenimenti passati non hanno più potere su di lui, ed egli non finge mai che quanto da tempo è accaduto non sia ancora accaduto, e che non sia ancora deciso quanto da tempo è deciso. Perciò non c’è tensione, non c’è acme drammatico, non c’è assalto e scontro, né susseguente soluzione e pacificazione” (E. Auerbach, Da Montaigne a Proust, Bari, De Donato, 1970, p. 179).

La proposta così articolata, dunque, intende richiamare l’attenzione degli studiosi di area storico-pedagogica su tematiche caratterizzanti. Non pochi, infatti, attraverso indagini di lungo periodo, spesso corredate da riflessioni metodologiche, hanno apportato un contributo originale per una rinnovata produzione di senso del discorso storico-pedagogico.

 

Temi su cui potranno essere declinati, orientativamente, i contributi:

  • memorie collettive ed eredità culturali nella storia delle idee educative;
  • l’impatto della Public History sulla storia della pedagogia;
  • significati ed esemplarità del comparativismo nella storia dell’educazione;
  • archivi e nuove tecnologie nella ricerca storico-pedagogica;
  • casi di studio ed esemplarità storico-pedagogiche.

Parole chiave: memorie collettive; Public History; ricerca storico-pedagogica e comparativa; casi di studio.

 

Uscita prevista: inizio Maggio 2026

Termine presentazione proposte: 10 Dicembre 2025

Accettazione: entro il 10 Gennaio 2026

Esito prima valutazione doppio cieco: entro 20 Febbraio 2026