N. 44 – Scuole e stili di pensiero in pedagogia
Maître à penser e di vita interiore, intellettuali che hanno dato vita a ‘scuole di pensiero’ o che, in nome della libertà di pensiero, non hanno voluto farlo, ‘scuole’ o consessi di studio che si sono formati quasi spontaneamente, senza centri e senza periferie. Stili di pensiero che si sono imposti per la linearità cristallina del ragionare e altri che lo hanno fatto con e per la “fatica del concetto”. Figure magistrali e stili di pensiero che si sono imposti anche per le loro capacità di coltivare relazioni significative, di creare spazi di formazione inediti, di dischiudere orizzonti impensati e di mostrare itinerari inattesi.
La consistenza formativa delle scuole e degli stili di pensiero è sempre relazionale: rendendo visibile, conoscibile e significativo ciò che non lo era, si aprono nuove prospettive d’indagine e nuovi modi di interpretare il mondo. Per l’allievo-a, infatti, non si tratta più di imparare ciò che è insegnato, quanto di coltivare ciò che vale la pena di essere ricercato, in azione-direzione autonoma, grazie a ciò che lo sguardo del Maître ha reso tangibile. Ossia: a rendere tale una figura magistrale sono le relazioni tra saperi non meno delle relazioni intersoggettive, eppure ogni Maître ha peculiarità proprie e uniche.
La storia della vita di cultura, sul piano accademico come su quello extra-accademico, è disseminata di esemplarità simili, ciascuna caratterizzata da incontri peculiari tra soggetti e conoscenze. Fatti di eredità e infedeltà, di amplificazioni e di inversioni di rotta, di potere esercitato e di potere ceduto, di invidie e di gioie, quegli incontri si moltiplicano ancora, diventando materia vivente di riflessione e di generatività culturale, sia pure indirettamente.
Nel chiudere il suo apprezzatissimo La lezione dei maestri (era il 2002), George Steiner si chiedeva quanto questa ricca genealogia pedagogica avrebbe potuto durare nell’“età dell’irriverenza”, in cui, al di là di qualsiasi giudizio moralistico, a essersi dissolta è proprio la forza del legame relazionale. Così da mettere seriamente in discussione le possibilità stesse di sussistenza di questa peculiare forma di relazione educativa. Secondo Steiner, niente “può cancellare il nuovo giorno che viviamo quando abbiamo compreso un maestro. Quella gioia non allevia certo la morte ma ci rende furiosi per il suo spreco. Non c’è tempo per un’altra lezione?” (p. 171).
Oppure, come voleva l’Adorno di Minima moralia, a farsi stile di pensiero che in-segna dev’essere “la sensibilità per tutto ciò che è discosto e appartato, l’odio per la banalità, la ricerca di ciò che non è ancora consunto, di ciò che non è stato ancora assorbito nello schema generale”. Perché questa “è ancora l’ultima chance del pensiero. In una gerarchia spirituale che chiama tutti a render conto di fronte ad essa, solo l’irresponsabilità è in grado di chiamare la gerarchia col suo nome. La sfera della circolazione, di cui gli outsider intellettuali sono gli esponenti, offre l’ultimo rifugio allo spirito di cui fa commercio, nell’attimo in cui, a ben vedere, non esiste più alcun rifugio. Chi offre un unicum che nessuno è disposto ad acquistare rappresenta, anche contro la propria volontà, la libertà dallo scambio” (p. 70).
Questo numero di Paideutika è dedicato alla riflessione su che cosa, eventualmente, della lezione dei maestri o delle ‘scuole di pensiero’ o dell’unicum “che nessuno è disposto ad acquistare” vale la pena continuare a coltivare in termini pedagogici. I temi o le argomentazioni? Gli stili del pensiero o i loro approdi? I modi della relazione oppure l’esemplarità del singolo?
Ben lontano da qualsiasi tentazione celebrativa, da qualsiasi dichiarazione di fede euristica e da qualsiasi eloquenza servizievole, l’interrogativo posto è culturale e dichiaratamente antiretorico: ha ancora senso o è ancora possibile (confrontarsi con) la “lezione dei maestri”? E a quali condizioni? Che cosa tramonta o è destinato a tramontare se tramontano le Scuole di pensiero? Che cosa è necessario perdere, nella relazione con il magister perché ci sia autonomia? Che cosa è invece indispensabile trattenere e coltivare?
I contributi potranno riguardare, orientativamente, le seguenti traiettorie:
- studio delle “scuole di pensiero” che hanno segnato la cultura pedagogica nazionale e internazionale o che, viceversa, sono state sottovalutate;
- analisi degli “stili di pensiero” che hanno lasciato traccia nel panorama attuale o che, viceversa, sono stati sottovalutati;
- analisi critico-pedagogica e comparativa di figure esemplari di “Maestri” della pedagogia;
- testimonianze storico-culturali di comunità di pensiero;
- analisi dei cambiamenti e dei tratti di continuità nelle relazioni maestro-a/allievo-a all’interno di Scuole di pensiero;
- ragioni e limiti dell’esemplarità dello stile di pensiero;
- analisi critico-pedagogica dell’autonomia di pensiero all’interno delle Scuole.
Parole chiave: scuole di pensiero; stili di pensiero; esemplarità; autonomia della ricerca.
Uscita prevista: inizio Dicembre 2026
Termine presentazione proposte: 10 Giugno 2026
Accettazione: entro il 10 Luglio 2026
Esito prima valutazione doppio cieco: entro 20 Settembre 2026
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